
Lo ha scritto anche Style, il nuovo, sciccoso, magazine mensile del Corriere della Sera: il vino “biodinamico” fa fino. Peccato che spiegare esattamente in cosa consistano, senza ricorrere a trattati filosofici, sia arduo, (sostanzialmente escludono l’uso di prodotti chimici e di trattamenti in vigna ed in cantina). Peccato che alcuni portabandiera definiscano i loro “vini veri”, come se gli altri, quelli da cui si differenziano con gran dispetto, non lo fossero. Però in certi ambienti tra lo snob e lo chic, se direte di apprezzare i vini di Gravner o del Castello di Lispida, che si affinano non in botti o in acciaio, bensì in anfore di terracotta sepolte, oppure butterete lì, in una discussione, nomi di produttori come Radikon, Angiolino Maule, Massa Vecchia, Giampiero Bea, Loacker, vedrete che vi guarderanno con ammirazione come veri esperti.








