
Ecco un’altra opera d’arte densa di significati politici che ci arriva dal mondo della moda: l’uomo in mutande, imbrattato di pittura, incappucciato, pronto all’impiccagione. Meno male che ci pensa John Galliano a ricordarci gli orrori della guerra, la violenza, la pena di morte. Forse gli addominali a tartaruga hanno un’effetto catartico sullo stilista inglese, forse dimentica gli orrori del mondo se ad interpretarli è un corpo giovane e abbronzato. Ma moralismi a parte, questo show doveva essere davvero inquietante. Sarei curiosa di sentire la colonna sonora di questa sfilata macabra.









trovo che sia di pessimo gusto! e’ triste quando ci si attacca al macrabo per far parlare di sé.
Colonna sonora: io voto Wagner, i Sepultura o Ozzy Osbourne rigorosamente con pipistrello sanguinante in bocca…..
Che tristezza quando quello che un tempo era PUNK, RIBELLIONE, TEATRALITA’ E PROVOCAZIONE ora è solo un mero strumento di marketing.
Che poi lo era pure un tempo, in effetti…..
Bha, oggi sono disfattista e cerchiobottista.
Tocca scolare Moretti da 66 e ciriola alla mortadella…..
La moda è solo uno dei tanti canali di comunicazione. Disturba molto la foto dell’adone martoriato, con il cappio già stretto al collo.
Disturba perché messaggio strumentalizzato da un mondo frivolo: non dovremmo, però, dimenticare che tutta l’arte si origina dal frivolo. Intrattenimento, al termine di una giornata di caccia e raccolta. Modalità di espressione del potere: Cappella Sistina, Divina Commedia, Iliade… Allora, nell’ipocrisia quotidiana stereotipata delle nostre città, accolgo come dirompente anche una provocazione in passerella.
E’ solo una modalità di espressione!! Se ci ha portato a pensare, allora è anche una modalità efficace. Ricordate la Guernica? (forse esagero, ma il parossismo è vita). Il frivolo è l’inutilità: se qualcosa è utile, però, non è più arte. Allora perché criticare il parossismo frivolo e dirompente??
Eccola tutta la differenza: Picasso evoca, con simboli, allegorie, colori e forme. John Galliano ti sbatte in passerella un tipo mezzo nudo con un cappio al collo e ti provoca una reazione, come te la provoca Nanni Moretti ne La Stanza del figlio. La reazione è scontata. Come non indignarsi? Si indigna anche un bambino di sei anni se gli mostri la foto di un coetano del Biafra. Ma la gente che va a vedersi le sfilate si indigna, scrive un bel articolo a caldo perché finalmente ha qualcosa da scrivere e in cambio si guadagna lo sconto da Galliano.
Convincente l’analogia con Moretti. Però ribadirei il principio dell’indignazione: avrebbe senso mostrare una foto di un coetaneo del Biafra ai nostri bambini. L’articolo indignato del giornalista di moda gli procura uno sconto? Almeno, come dici, ha avuto qualcosa da scrivere. Qualcosa di diverso: il frivolo ha provocato una riflessione. Poi, provocazione (mia) a parte, né Moretti né Galliano sono arte, così come tanta carta di tanti”giornalisti” di moda…Purtroppo in pochi “comunicano” come Picasso….d’accordo su questo
Galliano, Moretti, e tanti giornalisti, sono, citando un mio maestro di vita, “dei polli che si sentono delle aquile”. E sopravvivono grazie a contratti inespugnabili, sindacati, sovvenzioni per il cinema, ordini vari, borse di studio per creativi, e soprattutto grazie alla cultura del “è il meno peggio al momento”. Bullshit! In giro ci sono centinaia di persone in gamba che purtroppo non hanno i mezzi, se non la bomboletta spray per fare tags in giro, o internet per esprimersi. Un po di sano liberalismo applicato anche all’arte, con la “a” minuscola.