
Lui è uno che è riuscito a fare delle sue etichette vuote e scolorite un’etichetta. E’ uno che non rilascia mai interviste se non per fax e che non pubblica mai le sue foto, un po’ come i Daft Punk, che ormai sono dieci anni che girano con delle scatole di cartone in testa. E’ uno che ha disegnato per Hermès otto stagioni senza averlo urlarto ai quattro venti. E’ uno che ha un sito che non è aggiornato da ottobre 2006, il cui design per altro ricorda il layout dei mac degli anni 80. E’ uno che chiama le sue collezioni con dei numeri e che vuole i suoi negozi simili a macellerie, bianchi e disadorni. E’ uno che parla di sé e dice “Noi”, non perché usa il plurale maiestatico ma perché si riferisce al suo colletivo, la “maison Martin Margiela”. Fa piacere in quest’era in cui glii stilisti talvolta danno l’impressione di aspirare al Premio nobel per la pace, (perché io valgo!). E’ un genio Martin. Trovo un po’ meno geniale l’idea di vendere questo asciugamano-borsa a 235 dollari. Ma quello forse è merito del suo geniale ufficio marketing.








