
Avanza una tesi interessantissima Suzy Menkes sul Herald Tribune di qualche giorno fa: se non c’è nessuna rivoluzione nella moda è perché gli stilisti, con pochissimi esclusi, sono computer-fobici. E nell’era della cibernetica, di youtube, myspace e facebook, ignorare questo mondo virtuale, significa non saper vivere con il proprio tempo. Miuccia Prada ha da poco aperto una pagina su Myspace, ma a cosa serve se poi dichiara che “I don’t use the Internet – it is all in my imagination” ?
Che l’ispirazione non può venire dal virtuale?
Marc Jacob scrive ogni tanto un commento su un blog e dichiara di aver avuto un flirt virtuale ma poi non sa caricare l’ipod. Idem per Karl Lagerfeld, che però capisce l’importanta del “mezzo” e si circonda di geek per rimediare. Alcuni si vantano proprio di non saper neanche dove inizia e finisce il loro portatile ( Alber Elbaz di Lanvin, o Nicolas Ghesquière di Balenciaga)) o di non aver neanche un cellulare (Paul Smith). A sorpresa nei computer-addicted compare la non giovanissima Diane Von Fustenberg. Non è un problema di età ma di curiosità. Pagine su Myspace create dalle assistenti e web site molto hip non bastano: voltando le spalle al virtuale molti stilisti voltano le spalle alla cultura moderna che li circonda.
Per questo non la esprimono.
Articolo di Suzy Menkes su Herald Tribune
My Space di Miuccia Prada









io conosco diverse persone che lavorano nel mondo della moda, sono alle prime armi ed uno dei compiti quando arrivi in una casa di moda e svolgere un lavoro di ricerca, foto, materiale, vestisti vintage in modo da ispirarsi così da disegnare bozzetti che poi lo stilista sceglie, che dica che è tutto nella sua mente mi sembra molto improbabile.
suzi “fat-shit” menkez!
fuckOf!
Suzy, change your hairdo, you look just ridiculous.
How can you talk about fashion, while you look like an old eastern Europe mountain-secluded spinster?
An Italian good-tasted woman – like most Italian women.
Stella