Sunday Icons: Gianfanco Ferrè

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“Metodologia dell’ approccio alla composizione” questo è il titolo della tesi con la quale Gianfranco
Ferrè si laureò nel ’69 alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, ma sarà poi nella moda che il suo personalissimo approccio all’ abito e alla sua “costruzione” risulterà vincente. Già prima di laurearsi disegnava cinture e produceva gioielli dal design innovativo, dal materiale isolante a quello da costruzione, passando per gli ironici soggetti pop art. In quegli anni le possibilità di emergere per chi aveva talento erano sicuramente meno esigue di quanto non siano oggi e grazie a incontri utili riuscì a farsi notare grazie alla marchesa Spinola e l’ incontro con Walter Albini.
Sfida non solo mentale ma propriamente fisica è il viaggio in India, meta da sempre sognata, che lo vede nomade dal ’73 e per i quattro anni successivi: interscambio con la terra indiana che lo porterà a delineare la sua personalità stilistica e conoscere l’ arte del taglio. Dopo essere tornato dall’ India, inizia la relazione professionale con Franco Mattioli che crederà in lui più di chiunque altro mettendo nelle sue mani la linea Baila, collaborazione che permetterà di dar vita nel ’78 alla Gianfranco Ferrè Srl: era questione di tempo, di gusti di un pubblico che andava educato. Non era il primo caso in cui il potere intuitivo di Mattioli risultava fondato, infatti lui fu il primo ad aprire un negozio per Giorgio Armani quando nessuno era disposto a farlo.
Instancabile e puntiglioso lavoratore, così lo descrivono i suoi collaboratori, un’ inesauribile sorgente d’ idee che trae ispirazione da qualsiasi spunto suggerito dalla sua curiosità: impetuoso ed educato come la sua moda. I suoi disegni, spesso ideati durante un viaggio o durante l’ insonnia notturna, ricordano tele futuriste dove l’imperativo è movimento, dinamicità, così precisi nei particolari e nella resa dei volumi da sembrare palpabili.
Il 28 ottobre del ’78 a Milano la cornice dell’ Hotel Principe di Savoia ha visto sfilare la sua prima collezione pret-à-porter e accessori donna, ed è stato subito un successo. Artigianalità e innovazione si incontrano sinergicamente: bottoni e asole fatte a mano accompagnano capi dalle linee pulite e tessuti dai pesi diversi, tessuti maschili si mescolano a cachemire, la suède al tricot, la crèp alla maglia inglese.
Nell’ 82 fu la volta dell’ uomo, poi delle seconde linee e dei profumi e, a otto anni dalla sua prima sfilata di pret-à-porter, dell’ alta moda. Le eleganti cappe, le gonne multistrato, i pullover over size e le sue fantastiche camice bianche, che ha saputo declinare in mille forme diverse, possono essere paragonati a delle vere e proprie sculture: la consistenza della materia non impedisce di poter esprimere fluidità. I tessuti più morbidi spesso fanno da contrappeso e le diverse ampiezze dei volumi contribuiscono a far si che il gioco degli equilibri si compia. La scelta di colori, basica e costante: rosso, bianco e nero riescono a rendono chic i volumi più imponenti.
Fino al ’96 si è dedicato alla maison francese Dior tra le critiche iniziali e i successivi applausi che lo hanno accompagnato in questa avventura durata otto anni ma che ha dovuto interrompere per dedicarsi alla sua azienda in cui restò sino al giorno della sua morte.


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